Giovedì 14 giugno ore 21.15 nella chiesa di s. Maria Assunta nella Badia Fiorentina si è tenuto:

Dal vecchio al nuovo mondo: musica e parole della Compagnia di Gesù.


In collaborazione con le Fraternità monastiche di Gerusalemme, in occasione dei cinque anni di pontificato di Sua Santità Papa Francesco.

Cristina Borgogni e Paolo Lorimer voci narranti
Gabriele Giacomelli all'organo di Onofrio Zefferini del 1558.

Il concerto mette in luce la produzione letteraria e musicale gesuitica del barocco. Predicatori come Daniello Bartoli e Paolo Segneri hanno fatto tesoro degli esempi forniti dai maestri di retorica dell'antichità classica, rielaborandoli per la diffusione della dottrina cattolica. Nei collegi nobiliari gesuitici sparsi in tutta Europa grande importanza avevano forme di spettacolo come gli intrattenimenti spirituali in cui musica, prosa e poesia concorrevano all'edificazione morale e religiosa degli studenti e del pubblico. Fra i poeti che appartennero alla Compagnia di Gesù si segnala il napoletano Giacomo Lubrano, spesso considerato l'autore più rappresentativo — per forza drammatica e uso spregiudicatamente barocco della parola — del Seicento italiano, dopo Giovan Battista Marino.
Le musiche in programma sono state composte o raccolte da musicisti membri della Compagnia di Gesù. Sia nelle missioni fondate nelle Americhe che in quelle in Oriente, la musica era posta al centro delle attività educative destinate agli indigeni, i quali rispondevano ovunque molto positivamente. Particolare è il caso del gesuita francese Jean de Brébeuf, missionario in Canada, a cui la tradizione attribuisce il testo e anche la musica dell'inno natalizio Jesous Ahatonhia, che nella lingua wendat degli indiani Huron significa Gesù e nato. Non a caso la melodia reca traccia di un canto natalizio popolare francese, Une jeune pucelle. Il brano conobbe una straordinaria diffusione anche nella versione in lingua inglese, conosciuta come Huron Carni.

Fra i musicisti gesuiti che operarono nel Nuovo Mondo si distinse in particolare il pratese Domenico Zipoli, che nel 1710 si stabilì a Roma. Nel 1716, dopo aver pubblicato la raccolta di Sonate per organo e cimbalo (opera dalla quale sono tratti l'onomatopeica Pastorale, l'Elevazione, la Sarabanda, la Giga, la Canzona e i Versi, concepiti per introdurre e alternare i versetti dei cantici e degli inni gregoriani) costui si imbarcò per l'America Latina al seguito di una missione dei padri gesuiti. Si stabilì quindi a Cordoba (nell'odierna Argentina), dove rimase fino alla morte. La musica di Zipoli si diffuse in maniera capillare in tutta l'America meridionale, grazie al lavoro di numerosi copisti che lavoravano nelle reducciones gesuitiche. Ancora oggi in alcuni villaggi nella foresta al confine fra Bolivia, Paraguay e Brasile si suonano le musiche del compositore toscano, tanto che esse fanno parte del patrimonio culturale degli indigeni moxeni, guarani e chiquitani. In quelle remote terre abitate dagli ultimi Zipoli era venerato come un semidio, vero Orfeo delle Indie. Due brani in programma (la travolgente Folias, follia, mèmore del ballo popolare iberico poi trapiantato in America Latina e la Retirada del Emperador - los dominicos de Espana) sono stati appunto tramandati in manoscritti reperiti in alcune ex-riduzioni gesuitiche dell'odierna Bolivia.

Un personaggio davvero singolare, infine, fu il gesuita tedesco Athanasius Kircher, che si stabilì a Roma, dove allestì una famosa Wunderkammern. Kircher è considerato uno degli ultimi grandi eruditi della storia, essendo vissuto quando la figura dello specialista in una delimitata branca del sapere si stava imponendo sulla figura dell'esperto 'universale'. Scrisse di geologia, egittologia, sinologia, metrica, musica, organologia, matematica, medicina, astronomia. Fra i suoi trattati ebbe larghissima eco la Musurgia Universalis, mentre meno conosciuto è il Magnes, sive de Arte Magnetica Opus (Roma, 1641), singolare opera dedicata ai fenomeni che lui definisce magnetici, in cui viene trattato il tarantismo, ossia la credenza popolare che la persona morsa dalla tarantola manifestasse reazioni isteriche o eccessi di melanconia curabili mediante una musica appropriata. Kircher non manca di pubblicare sue trascrizioni di vari rimedi musicali che si tramandavano oralmente da secoli nel Mezzogiorno italiano. Fra questi, risultano molto affascinanti la Vera Tarantella - Tono Hjpodorio, diffusa nel Seicento a Napoli e l' Antidotum Tarantulae appartenente alla tradizione popolare del Salento. Tali brani vengono eseguiti in questo programma a commento sonoro del sermone In biasimo dell'avarizia in cui Segneri parla dell'avarizia e della cupidigia che attanagliano il cuore dell'uomo come mali profondi da estirpare con l'aiuto di un buon medico. La funzione apotropaica della tarantella, che veniva suonata anche in alcune chiese e in occasione di pellegrinaggi, era evidente al Kircher, che la considerava una sorta di magnete musicale capace di attrarre il male al di fuori del corpo, fosse o meno prodotto dal venefico morso del ragno.

Vedi l'articolo su La Repubblica, edizione fiorentina, del 14 giugno 2018.